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angelo1.jpg Il portale della pittura

LA TECNICA

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scritto da De Rosso Enrico
m8-tecn_art14_img76_p1.jpegPer affrontare questo argomento in maniera esuriente non basterebbero dei volumi interi, quindi è evidente che darò spiegazioni molto semplici e sintetiche, riservate ai pittori alle prime armi, per qualche quesito più approfondito, potete mandarmi una mail. Per cominciare a dipingere, sconsiglioi il fai-da-te:con qualche mese di corso in una scuola di pittura, imparerete cose che da soli ci vorrebbero anni a conoscere, ed inoltre avrete un aiuto fondamentale per dare le vostre prime pennellate. Gli allievi di solito portano come primi dipinti da incorniciare, con tanto orgoglio e soddisfazione, copie di pittori impressionisti, anche se c'è qualche temerario che comincia subito con dei ritratti di persone, con dei risultati a volte sorprendenti.Ci sono pittori amatoriali che fanno dipinti molto belli, che non hanno nulla da invidiare a quelli di un professionista, la differenza enorme la fa il tempo di esecuzione, che in un professionista normalmente e almeno dieci volte inferiore; poche pennellate sicure senza mai rifare niente, il gesto rapido e sicuro traspare sempre nei dipinti ben fatti.

Normalmente i più usati sono i colori ad olio, brillanti ma molto lenti ad asciugare(se si diluiscono con trementina diventano più opachi, al contrario con l'olio di lino più brillanti).
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m8-tecn_art14_img137_p1.jpegUna tecnica che stà prendendo sempre più spazio è quella con i colori acrilici, che asciugando in pochi minuti, contro i giorni di quelli ad olio, permettono di finire in maniera veloce un quadro, e sopratutto di poter usare forti spessori di colore, con un effetto tridimensionale della pittura. Per contro le sfumature sono oltremodo difficili da fare, proprio in virtù della velocità di asciugatura, anche se conosco professionisti che li adoperano per tutti i soggetti.

Visto che ormai nessuno( per fortuna) mette più il vetro davanti alla tela, è buona norma dare una ulteriore protezione al dipinto con una apposita vernice trasparente; io vi consiglio di usare la vernice Damar,è a base di resine indonesiane, è poco tossica, molto trasparente, si stende facilmente anche a pennello ed il risultato è sempre garantito. Si trova in tutti i negozi di belle arti in vari formati, la migliore è quella lucida.
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m8-tecn_art14_img138_p1.jpegUn altro problema per chi inizia a dipingere è quello dello strumento di lavoro, cioè il pennello. Anche qui esistono una infinità di tipi, per ogni uso e tecnica, per cui farò solo delle considerazioni generali. Il principiante pensa che per fare delle linee sottili e magari lunghe, lo spessore del pennello sia in proporzione alla larghezza dei tratti, con la gioia del negoziante che non vede l'ora di vendervi una serie di pennelli del n° 0, 1, 2, 3, ecc... magari in pelo di martora. Voi invece comperate dei pennelli sintetici Toray, e cominciate dal n° 8 rotondo e dal n° 6 piatto. Questi pennelli riescono a mantenere una punta affilata, e contemporaneamente hanno una dimensione tale da potere assorbire una quantità adeguata di colore tale da riuscire a tracciare tratti molto lunghi.Per le tele( vi sconsiglio di adoperare i pannelli telati perchè si imbarcano facilmente e non li raddrizzate più) ricordate che le migliori sono le italiane con listelli in pino, quelle cinesi sono fatte con materiali scadenti, si imbarcano, i listelli sono di un legno privo di ogni resistenza. Si riconoscono da mille particolari, ma basta prenderle in mano per capire senza guardare: pesano la metà delle italiane e danno una sgradevole sensazione di precarietà ed inconsistenza.

Una volta appresa la tecnica di base, e fatte le nostre brave copie d' autore, siamo di fronte ad un bivio: continuare a copiare le idee ed i sentimenti degli altri, o cercare una strada nostra?
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m8-tecn_art14_img139_p1.jpegLa risposta è scontata ovviamente, anche se poi metterla in pratica è molto difficile. Per chi si dedica(e ne ha le capacità)al ritratto o alla figura in generale i problemi sono essenzialmente tecnici.Generalmente si scattano delle foto e poi con calma si cerca di riportarle sulla tela. Per le composizioni di fiori o frutta la difficoltà comincia a salire: bisogna cercare sempre nuovi soggetti in nuovi contesti, ecc...fino ad arrivare ai paesaggi veri e propri, dove oltre a tutto quello già citato si aggiunge anche il non facile problema di dare dei precisi piani prospettici al dipinto. Infine arriviamo all'arte astratta, forse la più difficile da interpretare con un progetto ragionato e che esprima questo ragionamento in maniera oggettiva, lasciando ben capire che ci si è dedicati a questa pittura per un percorso personale e non perchè tecnicamente non si riusciva a fare altro.

Pensate a chi negli anni 60 per poche migliaia di lire acquistò le prime tele tagliate di Lucio Fontana, ed adesso si trova con un capitale di centomila euro, oltre alla soddisfazione di possedere qualcosa di unico.Nella pittura la tecnica è importante, ma questa deve essere sostenuta da idee o progetti in cui credere.
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m8-tecn_art14_img140_p1.jpegOgni dipinto di un grande artista è divenuto grande appunto perchè portava idee innovative per il suo tempo, rendendo le sue opere immortali. Pensate a quelle magiche spirali dipinte in cielo da Van Gogh; noi in realtà non le vediamo così, ma nonostante ciò quei segni riescono ad evocare in maniera oggettiva e potente l'immensità, la magia, ed il mistero dell'universo, diventando a mio parere il fondamento della pittura espressiva.Questi ancestrali sentimenti e bisogni di assoluto a cui tutti noi tendiamo sono inequivocabilmente provati dalle statistiche dei grandi venditori di poster, dove questo quadro è da anni il più venduto al mondo.In questi ultimi decenni si sono affermati dei grandi pittori italiani come esponenti della pittura iperrealista, tecnica già spiegata nel nome, che trae origine dalla pop-art statunitense(famosi i cruscotti delle fuoriserie sportive)e che richiede abilità tecniche eccezionali. Si deve dipingere oltre ciò che si vede, accentuando i contrasti ed i giochi di luce, per dare alla composizione il senso della forza della luce, e della contemporaneità, privando il dipinto al tempo stesso di qualsiasi vanitas, tanto cara ai pittori del passato. La bellezza di questa tecnica stà anche nella sua stessa difficoltà, infatti nel mercato delle copie questi dipinti sono impossibili da trovare perchè a parte il discorso dei diritti commerciali che durano 70 anni, la loro realizzazione anche abusiva scoraggia i copisti, per la difficoltà ed il tempo necessario richiesto per avere un risultato apprezzabile.
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Il dipinto di Vincent, mi dà lo spunto per affrontare un altro argomento molto tecnico, anzi direi oltre la tecnica, perchè coinvolge la struttura mentale stessa dell'artista. Il mio studio nasce dalla osservazione di come in tanti anni io non sia mai riuscito a conoscere (anche se ovviamente qualche grande eccezione ci sarà sempre) artisti bravi sia a livello figurativo che paesaggistico.

Se cominciamo a ragionarci su, vediamo che in fondo non è difficile trovare una spiegazione, anzi diventa una logica e inevitabile conseguenza del tipo di tecnica adottata dall'artista. Un bravo ritrattista infatti ha come suo primo obiettivo di rendere il più somigliante al reale la persona ritratta, e perchè un ritratto sia tale deve essere per forza così, infatti la forza della figura ed i sentimenti che questa esprime è tanto più forte quanto più assume espressioni realistiche che servano a farci capire quale della infinita gamma di stati d'animo il nostro soggetto ritratto stà esprimendo( o vogliamo fargli esprimere).
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Per i paesaggi la cosa è molto diversa, perchè le cose non esprimono stati d'animo propri, ma siamo noi che attraverso l'osservazione del paesaggio ne rimaniamo suggestionati positivamente se ciò che osserviamo stimola la nostra fantasia o i nostri ricordi più belli. Ne consegue che per essere suggestivo e propositivo un bel dipinto di paesaggio dovrà discostarsi per forza dall' immagine fotografica, introducendo quelle deformazioni fatte ad arte (e qui ci vuole appunto l'artista) che rendono unico e romantico un bel paesaggio. Il ritrattista ad esempio comincia a dipingere le foglioline delle piante una ad una, i fili d'erba, le case, tutto esattamente come vede, cercando sempre analogie con la sua amata figura, un compito impossibile da svolgere, una battaglia persa in partenza. Nella migliore delle ipotesi avremo un dipinto triste che non dice nulla. La forza del grande paesaggista sta proprio nel dipingere ciò che l'occhio non può vedere nella realtà ma che può richiamare alla mente tutta l'immensa forza della suggestione del pensiero e del ricordo.
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m8-tecn_art14_img280_p1.jpegE così ritorna il richiamo a Notte stellata, se Vincent avesse dipinto il cielo a puntini luminosi, ciò che è suggestivo dal vero sarebbe insignificante sulla piccola tela, egli tra i primi in assoluto aveva capito che nel paesaggio bisogna trasfigurare la realtà fotografica
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